Mi sembra irrinunciabile fare delle considerazioni in merito ai rapporti economici tra gli enti pubblici e le aziende private in Italia; in particolare al sud ed in particolare sulle fortissime distorsioni che, una macchina burocratica-casinista-inefficiente come quella dello Stato italiano, aiutata da regole che sono totalmente contrarie a qualunque forma, anche primitiva, di buon senso, sta creando nel mercato. Mi riferisco, in particolare, alla cecità mentale con la quale vengono regolati i pagamenti che ogni ente pubblico, dietro fornitura di beni e/o di servizi, deve ad un'azienda privata. Ogni ente, avendo appunto necessità di beni e/o servizi, indice una gara pubblica per trovare i fornitori al miglior prezzo...ma un momento...e i soldi? Non li hanno subito, pronti, da spendere...non li hanno proprio. Ma li avranno, sicuramente, in brevissimo tempo. Infatti prevedono trasferimenti di ingenti somme di denaro dallo Stato, dalla Regione, e tanto altro; il canone che i cittadini pagano per l'acqua, le tasse sulla spazzatura ecc...Quindi i soldi ci sono, o meglio, ci saranno, sicuramente. Quindi facciamo una cosa: io compro queste cose da te e siccome prevedo di incassare n euro, una parte la destino per pagarti, è una cosa certa, sono tuoi. Ok, dice l'azienda che, tutta contenta, avendo vinto la gara, compra ed immediatamente fornisce i beni richiesti, certa in un celere pagamento...i soldi ci sono. E invece no!! Mi dispiace, ma lo Stato e la Regione non ci hanno ancora trasferito nulla, l'acqua le persone non la pagano e non cerchiamo più di tanto di riscuotere questo denaro perché così facendo si crea consenso, la monnezza meno che mai...si deve aspettare. Quanto? Non si sà, nessuno lo sà, figuriamoci; ma sicuramente tanto, sei mesi, un anno, anche due. Evviva!!! Le imprese private acquistano beni che vendono subito e che pagheranno, al massimo, dopo 60 o 90 giorni, ma saranno ripagate con tempi assolutamente incerti e che possono tranquillamente arrivare al sestuplo di quelli previsti o anche di più. Risultati: le aziende diventano per l'ente pubblico delle banche, perché anticipano anche ingenti somme di denaro, non possono fare nessuna pianificazione futura perché non sanno quando riprenderanno il proprio denaro e se l'imprenditore non si chiama Bill, prima o poi dovrà ricorrere alle banche (quelle vere) per continuare ad anticipare denaro per conto dei propri clienti...altro che assistenzialismo...complimenti!!! Non bastano le normali ed inevitabili difficoltà del mercato, ci si mettono anche queste folli aberrazioni. Così si uccide l'impresa privata e certo non si creano nuovi posti di lavoro. Più vendi più ti inguai. Come se non bastasse, se però lo stato avanza dei soldi dalle aziende, allora sì che diventa efficiente, li vuole subito o con gli interessi e non gli puoi certo dire che tu, a tua volta, li avanzi da altri enti pubblici...compensiamo; lo stato mica è fesso, non si fida di sé stesso...e fa bene!. Certo, anche l'azienda può chiedere gli interessi per ritardati pagamenti, ma l'azienda non è una banca, non vive di interessi, ma di guadagni, di soldi che girano, non che si fermano. In un'economia sana e normale tutto questo sarebbe impensabile. Ora...è così difficile fare una legge che OBBLIGA l'ente pubblico ad impegnare i soldi quando li ha MATERIALMENTE DISPONIBILI? E se ci sono ritardi c'è un responsabile ben individuabile? Ma forse sarebbe pretendere troppo da questa Italia dove l'intelligenza sta andando via dal buco dello scarico del lavandino...e nessuno ha intenzione di mettere il tappo.
sabato 28 giugno 2008
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